Le teste di moro sono vasi in ceramica modellati come volti umani, e portano due significati diversi che conviene non mescolare. Il primo arriva dalla leggenda, ed è una storia di amore, gelosia e vendetta che finisce con una testa recisa e trasformata in vaso. Il secondo se l'è guadagnato l'oggetto quando è uscito dal racconto: messo sulla soglia o sul balcone, dice che la casa è abitata da qualcuno che rivendica una provenienza.
Le due domande sono diverse. Chi chiede il significato pensando alla storia vuole sapere com'è andata a finire. Chi lo chiede prima di comprarne una vuole sapere che cosa si porta dentro casa.
Il significato che viene dalla leggenda
Il nucleo del racconto resta quasi sempre lo stesso: una donna di Palermo, un uomo arrivato dall'altra sponda del Mediterraneo, un amore ricambiato, la scoperta che lui ha già una famiglia lontano, l'omicidio. Poi il gesto che spiega l'oggetto: la testa dell'uomo diventa il vaso in cui lei pianta il basilico, e finisce sul balcone in piena vista.
Da qui vengono i significati che ancora oggi si attribuiscono a queste teste: l'amore che non si lascia andare, il possesso, la memoria di chi non c'è più. Non è una storia consolatoria e non ha senso raccontarla come tale. È dura, e questo spiega perché l'oggetto abbia una presenza così forte anche quando è dipinto con i colori più allegri del repertorio siciliano.
Una precisazione necessaria: la leggenda non ha una versione sola. Cambiano la città, il movente, e in alcune varianti perfino chi impugna il coltello. Le abbiamo messe a confronto nell'articolo sulla leggenda delle teste di moro, che è il posto giusto per il racconto per esteso.
Lume a Testa h 65 cm (ceramica h 38 cm, Paralume in Tessuto Ø 40 cm) - Maschio Moro, Blu e Arancio
Acquista ora
Testa di Moro a Candeliere h 25 cm - Maschio Bianco, Blu e Arancio
Acquista ora
Testa di Moro a Candeliere h 25 cm - Donna, Blu e Arancio
Acquista ora
Lume a Testa con Limoni h 70 cm (ceramica h 40 cm, Paralume in Tessuto Ø 45 cm) - Maschio Moro, Blu e Arancio
Acquista oraPerché si chiamano «teste di moro»
È la domanda che oggi arriva più spesso, e merita una risposta diretta.
«Moro» viene dal latino Maurus, che indicava gli abitanti della Mauretania, la regione dell'Africa settentrionale che oggi corrisponde grosso modo a Marocco e Algeria. Dal medioevo in poi la parola si allarga: in italiano finisce per designare in modo generico le popolazioni arabe e nordafricane, e più tardi chiunque avesse pelle o capelli scuri. Quest'ultimo senso è ancora vivo nell'italiano corrente, quando si dice di qualcuno che è moro.
Due cose vale la pena sapere. La prima è che si tratta di un nome dato da fuori: nessuno si è mai definito così, era l'etichetta con cui l'Europa cristiana chiamava l'altra sponda del Mediterraneo. La seconda è che in Sicilia quel nome richiama un periodo storico preciso. Fra l'827 e la conquista normanna, nella seconda metà dell'XI secolo, l'isola fu governata dal mondo islamico: Palermo ne era la capitale, e da quella stagione arrivano gli agrumi, l'irrigazione, buona parte del lessico e anche le ricette di smalto che in bottega si usano ancora.
Il nome dell'oggetto, quindi, non descrive una persona. Nomina il personaggio di un racconto e l'epoca in cui quel racconto è ambientato. È anche il nome con cui questa ceramica è entrata nella storia dell'artigianato siciliano, ed è quello con cui la gente la cerca ancora adesso.
Che cosa significa tenerne una in casa
Fuori dalla leggenda il significato è diventato più semplice e più domestico.
- È un oggetto di soglia. La collocazione tradizionale non è casuale: ingresso, balcone, davanzale, cioè i punti in cui la casa incontra la strada. Nella lettura popolare la testa sta lì a guardare chi arriva, e le si attribuisce una funzione di custodia.
- È un oggetto che passa di mano. In molte famiglie siciliane la coppia sul balcone è arrivata da una nonna e cambia casa quando cambia generazione. Questo pesa più della leggenda nel modo in cui la gente ci si affeziona.
- È una dichiarazione di provenienza. Fuori dalla Sicilia il significato si sposta ancora: una testa su una mensola a Milano o a Monaco dice da dove viene chi abita lì.
Anche i dettagli hanno la loro parte: la corona, i frutti, la cavità che tiene la pianta. Ognuno viene da un punto preciso del racconto, e chi vuole vederli smontati li trova nella leggenda.
Testa di Moro con Limoni h 40 cm - Donna, Verde e Arancio
Acquista ora
Testa di Moro con Limoni h 40 cm - Maschio Moro, Blu e Arancio
Acquista ora
Testa di Moro con Limoni h 25 cm - Maschio Bianco, Blu e Arancio
Acquista ora
Testa di Moro con Limoni h 40 cm - Maschio Moro, Verde e Arancio
Acquista oraDomande frequenti
La testa di moro porta fortuna?
Nella tradizione le si attribuisce una funzione di protezione della casa, legata al punto in cui si mette più che al soggetto raffigurato. Non è un amuleto con una formula: è un oggetto di soglia, come tanti altri nel Mediterraneo.
Che differenza c'è tra la testa maschile e quella femminile?
Sono i due personaggi del racconto e nella tradizione si espongono insieme. Il volto maschile porta più spesso corona e barba, quello femminile diadema, orecchini e acconciatura elaborata. Chi ne prende una sola sceglie quasi sempre in base al posto, non al genere.
La testa di Medusa ha lo stesso significato?
No, ed è bene non confonderle. Medusa viene dal mito greco e la sua funzione è respingere: nell'antichità il volto della Gorgone si metteva su porte e scudi proprio per allontanare. Stessa collocazione di soglia, intenzione diversa.
Si può regalare?
Sì, ed è uno degli usi più frequenti, soprattutto per una casa nuova o per un matrimonio. Le occasioni che reggono e quelle in cui è meglio lasciar perdere sono in regalare una testa di moro.
Prima di sceglierne una
Il significato cambia anche con la collocazione: sulla soglia una testa dice una cosa, su una libreria in salotto ne dice un'altra. Conviene quindi partire dal posto e arrivare dopo alla misura, che va dal pezzo da mensola a quello che sta a terra. La collezione teste di moro raccoglie quello che esce dal nostro laboratorio a Caltagirone: il volto lo ritocca a mano una persona, quindi non ne troverai due con la stessa espressione.