Una testa di moro non nasce al tornio. Il tornio serve ai pezzi tondi, vasi e ciotole, dove la forma gira intorno a un asse e le mani la accompagnano. Un volto non gira. Ha un naso che sporge, due lati che devono somigliarsi senza essere identici, una corona che esce dalla sagoma. Per questo si parte da uno stampo, e da lì in avanti è quasi tutto lavoro di mani.
Il ciclo completo attraversa sei fasi: formatura, essiccazione, prima cottura, smaltatura, decorazione, finitura. Sulle teste con oro e lustri se ne aggiunge una settima, un terzo passaggio in forno. Fra il primo e l'ultimo possono passare settimane.
Si comincia dalla terra
L'argilla arriva dalle cave della zona, l'area di Santo Pietro, a pochi chilometri da Caltagirone. È il motivo per cui la ceramica si lavora qui e non altrove: la materia prima stava sotto i piedi delle botteghe. Un'argilla buona per una testa deve fare due cose difficili insieme, restare morbida mentre si modella e reggere il peso di una corona senza cedere mentre asciuga.
Un dettaglio che sorprende chi non è del mestiere: il pezzo esce dal forno più piccolo di come ci è entrato. L'argilla perde acqua e si ritira. Chi modella lo sa, e lavora sempre un po' più grande della misura finale.
Le fasi, una per una
1. Formatura
Lo stampo dà il volume di base: la calotta, il collo, l'impianto del viso. Il pezzo che ne esce è ancora muto. I lineamenti sono appena accennati e tutte le teste si somigliano.
Poi comincia il lavoro che conta. Con le stecche si aprono gli occhi, si tagliano le palpebre, si definiscono le ali del naso e il labbro, si segnano le ciocche della barba o dei capelli. La corona si costruisce a parte e si applica sopra, foglia per foglia, insieme agli orecchini e ai gioielli quando la linea li prevede. È il punto più delicato dell'intero ciclo. Una corona attaccata male si stacca in essiccazione, oppure si apre dentro il forno.
2. Essiccazione
Qui si perdono i pezzi. L'asciugatura deve essere lenta e uniforme, in un ambiente senza correnti d'aria e senza sbalzi di temperatura: da qualche giorno a diverse settimane, secondo lo spessore. Il problema è che una testa non ha uno spessore costante. La parete della calotta è sottile, la corona è piena, il collo è più grosso. Le parti sottili asciugano prima e si ritirano prima, e se il ritmo non viene governato la crepa arriva puntuale nel punto di giunzione.
3. Prima cottura
Il forno sale fra i 900 e i 1000 gradi e ci resta per una tredicina di ore. Da quel passaggio l'argilla diventa ceramica: dura, leggera, ancora porosa. Si chiama biscotto, ed è opaco, ruvido, del colore della terra. Se lo bagni assorbe come una spugna. È proprio questa sete che serve alla fase successiva.
4. Smaltatura
Lo smalto bianco è una miscela a base di caolino e ossidi, secondo una ricetta di origine orientale che gli arabi hanno portato nel Mediterraneo e conservato. Il biscotto viene immerso e beve l'acqua dello smalto in un istante, trattenendo in superficie uno strato bianco, asciutto, polveroso.
Da quel momento il pezzo non si tocca più con le dita. Un'impronta sullo smalto crudo resta dov'è, e dopo la cottura si vede.
5. Decorazione
È la fase che decide quanto vale una testa. Si dipinge a pennello direttamente sullo smalto crudo, che assorbe il colore appena lo sfiora: non esiste il ripensamento, non si cancella, non si copre. Il tratto va dato una volta sola e con la mano ferma.
C'è una difficoltà in più, e i decoratori ci convivono da sempre. Prima della cottura i pigmenti non hanno il colore che avranno dopo. Un verde che in barattolo sembra grigio esce brillante, un blu appena visibile diventa profondo. Chi decora giudica quello che sta facendo con la memoria, non con gli occhi.
6. Seconda cottura
Il secondo passaggio in forno arriva fra i 980 e i 1080 gradi. Lo smalto vetrifica, i colori entrano dentro il vetro e ci restano: da quel momento non temono più il sole, l'acqua né il detersivo. È anche il momento in cui la ceramica decide qualcosa per conto suo. Lo smalto può ritirarsi su un rilievo e scoprire un filo di biscotto, può raccogliersi in una piccola colatura sotto il mento, può chiudere con una velatura di crettature sottilissime sulla nuca.
7. Terzo fuoco, per l'oro e i lustri
Oro, platino e lustri madreperlacei non reggono le temperature delle prime due cotture, brucerebbero. Si applicano dopo, sul pezzo già finito, e chiedono un terzo passaggio a temperatura più bassa. È un rischio che si prende su un lavoro già completo: se in questa fase qualcosa va storto non si perde una decorazione, si perde la testa intera. Anche per questo le linee con oro e lustri costano più delle altre.
Sono raccolte qui: Madreperla Oro e Lustri.
8. Finitura e invecchiamento
L'ultimo intervento è quello che dà profondità. Sui pezzi antichizzati si lavora sulle ombre: si scuriscono i sottosquadri e si lasciano in luce i rilievi, con un chiaroscuro che nel nostro laboratorio guarda apertamente alla pittura di Caravaggio. Serve a ottenere quello che nessuna fotografia restituisce bene, un volto che cambia espressione a seconda di come lo illumini.
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Acquista oraCosa succede quando qualcosa non va come previsto
Le cose che possono andare storte sono più o meno sempre le stesse, e chi lavora in laboratorio le riconosce a occhio.
- Lo smalto si ritira. Sul bordo di un rilievo, di solito la corona o lo zigomo, lo strato bianco si tira indietro di un capello e lascia intravedere il biscotto sotto.
- La crepa da essiccazione. Nasce quasi sempre dove due spessori diversi si incontrano, tra collo e calotta o alla base della corona.
- Il colore vira. Una temperatura di forno leggermente diversa sposta la tonalità di un verde o di un giallo, e due infornate della stessa linea non escono mai identiche.
- La colatura. Lo smalto fuso scivola e si ferma dove trova un appoggio, lasciando una goccia vetrificata che a volte è un difetto e a volte diventa la cosa più bella del pezzo.
Su questo il nostro laboratorio ha sempre detto una cosa sola, e continuiamo a dirla: eventuali imperfezioni denotano l'originalità dell'opera. Non è una formula per giustificare gli errori. È la conseguenza tecnica di un ciclo dove sette passaggi su otto sono affidati a una mano e a un forno.
Perché due teste della stessa linea non sono uguali
Perché nessuno dei passaggi che hai letto è ripetibile alla perfezione. Lo stampo dà la stessa base, poi il ritocco del volto lo fa una persona e le mani cambiano di giorno in giorno. Il pennello posa più o meno colore. Il pezzo occupa un punto diverso del forno e riceve qualche grado in più o in meno.
Se metti due teste della stessa linea una accanto all'altra le vedi somigliarsi molto e non coincidere mai. È il contrario di quello che fa uno stampo industriale, dove l'obiettivo è che il decimo pezzo sia indistinguibile dal primo. La differenza fra i due modi di produrre la trovi spiegata in testa di moro artigianale o industriale.
Quanto ci vuole davvero
Per un pezzo semplice si parla di settimane, contando l'essiccazione che non si può accelerare senza rovinare tutto. Per una testa grande, con corona ricca e terzo fuoco, il conto arriva anche a qualche mese, perché ogni cottura è un'attesa e ogni attesa è un rischio.
È il motivo per cui questi oggetti non si producono a magazzino in quantità illimitate, e per cui una linea può restare scoperta per un po'.
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Acquista oraDomande frequenti
Quante cotture servono per una testa di moro?
Due nella maggior parte dei casi: la prima trasforma l'argilla in biscotto, la seconda fissa smalto e colori. Le teste con oro, platino o lustri madreperlacei ne fanno una terza, a temperatura più bassa.
Se si usa uno stampo, è ancora un pezzo fatto a mano?
Lo stampo dà il volume di partenza, come il tornio lo dà a un vaso. Tutto quello che rende riconoscibile una testa, cioè i lineamenti, la corona, i gioielli, lo smalto e la decorazione, viene fatto a mano dopo. Due pezzi usciti dallo stesso stampo arrivano in fondo diversi.
La corona è incollata?
No. Si applica quando l'argilla è ancora fresca e si cuoce insieme al pezzo, quindi corona e testa diventano un corpo solo. Una corona incollata dopo la cottura sarebbe un segno da guardare con sospetto.
Perché sul mio pezzo c'è un puntino o una piccola irregolarità nello smalto?
Perché lo smalto è un vetro che si forma nel forno e si comporta in modo non del tutto prevedibile. Un puntino, una crettatura sottile o una lieve differenza di tono rispetto alla foto rientrano nella natura del prodotto. Un pezzo perfettamente uniforme, di solito, è stato decorato con una decalcomania.
Quanto pesa una testa di moro?
Dipende dalla misura e dallo spessore, e il peso è una delle informazioni più utili quando si compra a distanza. La trovi indicata nella scheda del singolo pezzo, insieme all'altezza.
Da dove partire
Adesso che sai come nasce, guardare il catalogo è un'altra cosa: riconosci il segno della stecca sul volto, capisci perché una corona costa e vedi dove il forno ha lasciato la sua firma.
Tutti i pezzi sono in teste di moro, e se preferisci partire da quelli che scelgono in più, guarda qui sotto.